L’insostenibile pesantezza delle piccole cose: Camminare fra le Poesie (1974-1992) di Patrizia Cavalli

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Gli oggetti non conoscono il proprio valore, né uno stesso oggetto ha per tutti lo stesso valore. In ogni oggetto, ogni persona infonde un di più di significato che valica l’utilità della materia e di cui la materia si imbeve. Le variabili di significazione sono infinite tanto quanto le storie degli esseri umani ma è comune l’esperienza che ci porta a custodire per tutta la vita chi un lucchetto arrugginito, chi l’edizione particolare di un libro, chi la boccetta vuota di un vecchio profumo.

Ma gli oggetti non sono soltanto quelli che si possono tenere in una mano o in una scatola. Esistono oggetti “non oggetti”, di tutti e di nessuno: lo spazio di cielo visibile dal balcone di una casa in via dell’Impruneta, l’album Terra mia di Pino Daniele, l’odore dell’asfalto fresco, Roma o Milano e così via.

Leggere Poesie (1974-1992) significa accedere agli spazi privati di Patrizia Cavalli, passeggiare in casa sua fra le piccole cose della vita quotidiana, col privilegio di vederle con il filtro dei suoi occhi, osservarne i sovvertimenti prospettici, le improvvise ombre immense. Così, si cammina in una Roma sempre ambrata, fatta di vecchie piegate a rovistare nell’immondizia, di mercati deserti, di cieli azzurri che fanno pensare al mare, di lenzuola tese a coprire ogni lembo di pelle. Si entra in stanze di appartamenti bui, ci si sporge da finestre di luce per guardare le nuvole bianche, il cielo azzurro e sentire la dolcezza della bellezza, il dolore di non essere fusi con ciò che si osserva. 

Cavalli non ha paura di affidare al lettore il suo sguardo sul mondo ma gli chiede in cambio una sottile sofferenza: quella di condividere la densità, la massa, il peso insostenibile che per lei hanno i suoi oggetti, gravati da un dolore segreto e remoto, la traccia perpetua di un abbandono:

Ah smetti sedia di esser così sedia!

E voi, libri, non siate così libri!

Come le metti stanno, le giacche abbandonate.

Troppa materia, troppa identità.

Tutti padroni della propria forma.

Sono. Sono quel che sono. Solitari.

E io li vedo a uno a uno separati

e ferma anch’io faccio da piazzetta

a questi oggetti fermi, soli, raggelati.

Ci vuole molta ariosa tenerezza,

una fretta pietosa che muova e che confonda

queste forme padrone sempre uguali, perché

non è vero che si torna, non si ritorna

al ventre, si parte solamente,

si diventa singolari.

Persino lo stesso io di Cavalli è una cosa come le altre, una delle tante: visto da fuori, separato dal suo corpo e dal suo sé appare come un qualunque oggetto, curiosamente parlante, messo davanti allo specchio non per ammirarsi, ma per capirsi. Non c’è narcisismo nella poesia di Cavalli. Non è un’ostentazione seriosa dell’io, quel continuo parlare di se stessa ma piuttosto il proiettarsi di lei nel mondo, il farsi alla stregua di qualsiasi altra cosa, per l’esigenza di non sfuggirsi, per tentare di vedersi – di vedersi non diversamente da come si può vedere un armadio, il mare, una nuvola:

Poco di me ricordo

io che a me sempre ho pensato.

Mi scompaio come l’oggetto

troppo a lungo guardato.

Ritornerò a dire

la mia luminosa scomparsa.

Occasionalmente, Patrizia Cavalli si ferma a dire davvero qualcosa su di sé, sempre senza nozioni e senza vanità. Anzi, sintetica e ironica, sembra celare delle scuse al lettore sotto un velo di alterigia simulata. Scuse tese a mettere “le mani avanti” sul valore della propria poesia e forse, più profondamente, sul valore stesso della propria persona. Non è quindi un caso che la raccolta si apra con la prima silloge intitolata Le mie poesie non cambieranno il mondo:

Qualcuno mi ha detto

che certo le mie poesie

non cambieranno il mondo.

Io rispondo che certo sì

le mie poesie

non cambieranno il mondo.

Poco dopo ci informa, con l’ironia e la musicalità che contraddistinguono il suo stile:

Se di me non parlo

e non mi ascolto

mi succede poi

che mi confondo.

Come fu per Cavalli il cielo o tutta Roma, come è per tutti qualsiasi cosa, anche questo libro di poesie che ho fra le mani ha assunto un preciso e particolare significato, solo mio. Vi invito a scoprire che cosa è per voi Poesie (1974-1992) di Patrizia Cavalli.