Il sognatore e “Il Genio”: Alberto Angela e quel fuoco sacro che non deve mai spegnersi

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Alberto Angela è un sognatore. Non un visionario. Perché come tende a specificare «un visionario è pericoloso mentre un sognatore non ti obbliga a seguirlo. Sei tu che ti innamori del suo sogno». In Italia è amato da milioni di persone ed è riuscito a portare la temuta cultura da Rai 3 a Rai 1, conquistando la prima serata  con punte di share che, normalmente,  appartengono a programmi di ben altro genere. 

In una sala gremita con file lunghissime di persone pronte ad attenderlo sotto il sole cocente di Torino, esordisce con un: «È bellissimo vedere tantissima gente dopo anni di sofferenza. È una bella speranza, teniamo duro». Questa preghiera, anzi, questa speranza incontra perfettamente quella del Salone che si conferma, come nella scorsa edizione di ottobre, un punto di incontro e confronto per migliaia di persone. 

La presentazione è quella di “Genio. La grande storia delle scoperte che hanno cambiato la nostra vita” in collaborazione con Rai Libri e La Repubblica, in un interessante dialogo con i direttori Marco Frittella e Maurizio Molinari in un viaggio nelle sensazioni, nelle storie, nel passato e nel futuro di ognuno di noi. Come evidenziato, la scelta del noto divulgatore, per la scrittura di questa collana, è derivata «dalla capacità unica di Angela di collegare il passato e il presente»

«Dal passato si può sempre imparare. La storia insegna. I numeri dei miei programmi sono frutto di un pubblico che voleva essere intercettato, che voleva passare il sabato sera ad ascoltare di Neanderthal e di pittura dell’Ottocento. La televisione la fa chi è dall’altra parte dello schermo».

La collana è composta da sedici volumi che narrano «dell’intelligenza umana, che ha dato vita agli oggetti e alle abitudini che ci circondano. Si celebra il genio: le intuizioni, le invenzioni, le ricerche di uomini e donne capaci di scoperte rivoluzionarie che hanno cambiato il mondo». 

Il primo volume narra dei segni perché «In pochi realizzano quanta storia che c’è dietro ai segni. Oggi noi scriviamo la “A” che deriva dai tempi dei fenici e che è arrivata a noi tramite i greci e poi i latini. Ogni volta che digitate la “A” sul telefono pensate a quanta storia c’è dietro. Immaginate che ogni carattere sia una persona, ogni lettera è diversa dall’altra, di forma e di suono, ci sono persone più estroverse che sono le vocali, altre più introverse ma fondamentali che sono le consonanti. La parola è la famiglia, sta insieme anche se composta da parti diversi e rimane unita. La frase è il villaggio o l’ufficio, dove si va verso un significato. I paragrafi sono l’insieme dei villaggi mentre la pagina nella quale sono inseriti, io la vedo come una nazione. Lo scorrere delle pagine è lo scorrere delle generazioni e, quindi, un libro è una civiltà. Quest’ultimo mi ha espresso qualcosa di antico e di unico e qui, si comprende l’importanza del singolo libro, così come è importate la civiltà. Quando ci si trova al Salone del Libro non si viene unicamente per vedere dei libri e incontrare persone ma si tiene vivo un concetto fondamentale per la nostra storia che è la civiltà». 

Tanto i segni quanto l’alimentazione. «Di fronte ad una tavola imbandita siete davanti alla storia dell’uomo, davanti al vetro, davanti alla ceramica del piatto, davanti ai metalli delle posate e delle pentole, davanti al tessuto della tovaglia; nella storia del cibo, ogni piatto è frutto di viaggi, della storia stessa: come una patata portata verso il nuovo mondo».

La storia dell’uomo è questa. «Io condivido con te una cosa affinché il fuoco non si spenga mai». 

Tuttavia, il fuoco bisogna saperlo preservare. Attraverso la storia dei Neanderthal e dei Sapiens,  Angela ci ricorda di come, già in passato, abbiamo sfruttato la natura per sopravvivere con delle conseguenze irreversibili come la fine di diverse civiltà. «L’errore», sottolinea, «è che il passato non va visto con gli occhi del presente ma bisogna guardare il passato per comprendere il presente e come evitare gli errori commessi. Noi siamo sul Titanic e vediamo l’iceberg ma sembra che gli altri stiano ancora ballando. Dobbiamo rinunciare alle macchine ed elettrodomestici che inquinano – io lo faccio – e dobbiamo divulgare la conoscenza. Perché qui ci poniamo il problema mentre altri paesi ancora non stanno affrontando il problema. Dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per salvaguardare l’ambiente. Pensiamo che il problema sia lontano, invece è già qui alle nostre porte. La vita sulla terra è in continuo movimento e stravolgimento ed è per questo che dobbiamo essere pronti a grandi cambiamenti. La gente deve sapere e conoscere, solo così possiamo sensibilizzare il mondo su questi mondi. Noi dobbiamo ricordarci che viviamo meglio di qualunque generazione venuta prima e abbiamo il mondo migliore rispetto alle generazione che verranno. Ecco perché abbiamo il dovere di raccontarlo».