Orgoglio e sentimento, Benedetta Cosmi

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A cura di Valentina Marina Cariglia

“Orgoglio e sentimento”, ultimo lavoro di Benedetta Cosmi, giornalista economico, tra sperimentalismo e tradizione, unisce lo stile saggistico al romanzo di formazione, l’analisi sociale a una moderna liricità, il cui scopo è comprendere forze e debolezze di due epoche contrapposte, e in cui la letteratura, permeata di battaglie sindacali e impegno politico, diviene veicolo di riscatto contro la deflagrazione degli attriti di una generazione ferita nell’orgoglio, ma non scorata dal sentimento di un’utopica città del sole.

                                             

                                             

Il racconto, tratteggiato senza orpelli, ma con stile fluido ed essenziale, proietta un treno in corsa, direzione Roma, rallentato dalla tempesta Ciara, in cui i viaggiatori “disagiati” diventano metafora profetica di un futuro impervio, la pandemia da Covid-19, tratteggiata di solitudine e fobie, scuole chiuse, mancanza di affetti e vagheggi di una nuova Primavera da conquistare.

Chi narra è principalmente Cesare, giornalista in pensione, nostalgico dei suoi anni ruggenti, che riaffiorano alla vista di quattro giovani seduti nel vagone di fronte a lui, in un treno deserto, che nel pieno dei loro anni, traboccanti di sogni, permettono a Cesare di constatare e chiedersi, quanto e in che modo quella nuova generazione possa fare la differenza rispetto alla sua, segnando una “frattura”, da cui si spera, possa ricomporsi il futuro. Tra Cesare, Sonia, Adriana, Giannerico e Olimpia nasce un’amicizia, non “di facciata” o per uno scambio di favore, ma un “sentimento” vero, simmetria ricomposta da un “cuore che batte forte”. Il divario generazionale scompare, e tra Cesare e i giovani si annulla lo sbilanciamento di due epoche. 

Fra le pagine, in cui si alternano ricordi, chat, rimandi letterari, racconti di vita vissuta, si addentra la riflessione commossa di una fisionomia molteplice di protagonisti, che in un balzo temporale escono da un annus horribilis, per ritrovarsi in un 2035 vitalistico e speranzoso. È questo il potere dell’arte, del “più oltre” della scrittura, in cui la forza comunicativa dei personaggi, che non rimangono in cerca d’autore, veicola valori positivi e possibili, apre i cassetti dei desideri di tanti italiani, da cui aleggiano i sintomi del benessere che oggi tutti agogniamo.

Un grande romanzo sul potere dell’età passata “Orgoglio e sentimento”, in cui l’ammutinamento di un Paese, il depauperamento di un’Italia con sempre più “cervelli in fuga”, è stata giocata a tavolino da scelte politiche sbagliate, da un’indifferenza che ha finito per sporcare le coscienze e generare una spoliazione di giovani. 

Dalla prosa immediata di Cosmi sembra generarsi l’humus da cui nasce l’impegno della scrittura e in cui è possibile entrarvi dentro come in un vetro limpido – direbbe Volponi – ove si proietta un immaginario di verità azzoppate dall’ingranaggio troppo spietato del capitalismo.

Questo romanzo, epocale e profetico, è un inno al nostro Paese ferito, e nel suo rigurgito verbale innovativo e dalla lettura non sempre scorrevole, dalla “molteplicità potenziale” per dirla con Calvino, semina idee per rimarginare delle percosse troppo grandi e profonde, ricomparse proprio di fronte all’emergenza sanitaria.

“Orgoglio e sentimento” auspica di “rifare l’Italia”, evitando le pericolose partite di potere, lo smarrimento per gli interessi di parte, per lottare equamente, attirare soldi, idee, ricercatori stranieri, educando la gente alla bellezza, facendo sì che anche una donna possa diventare il Capo di Stato della Repubblica Italiana. È un romanzo che snoda i noccioli essenziali di un futuro migliore, forse troppo utopico, ma che dal disagio al potere possa dare vita a un’Italia del merito, della cultura, dei talenti, dell’uguaglianza e del coraggio di una svolta storica.

Valentina Marina Cariglia



 

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