La figlia unica, Guadalupe Nettel

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Per più di sei mesi Alina ha fatto tutto il possibile per rimanere incinta. Si è rivolta a dottori e a cliniche specializzate senza perdere le speranze. Sottoposto a forti dosi di ormoni, il suo corpo aumentava e diminuiva di peso, e i suoi stati d’animo sembravano reduci da una centrifuga. Mentre accadeva tutto questo, io non potevo fare a meno di ricordare i versi di Jetsun Milarepa sull’atteggiamento degli esseri umani: “cercando di essere felici si buttano a capofitto nella propria sofferenza”.

“La figlia unica” di Guadalupe Nettel, edito da La Nuova Frontiera nel 2020, è un romanzo corale ambientato in Messico, scritto in prima persona dal punto di vista di Laura la quale, attraverso la propria voce, cerca di dare forma al dilemma di un sentimento tanto illogico quanto imprevedibile: l’amore; un amore ingovernabile, complesso, talvolta drammatico, ma capace di travalicare ogni credenza e di riversarsi, in maniera indistinta eppure peculiare, su tutti coloro che la vita a volte decide di farci incontrare quasi per caso:  un’amica,  un amante… o magari un figlio.

Perché Laura è una giovane femminista che, nel pieno della sua fertilità biologica, decide senza vacillamenti di farsi chiudere le tube per non correre il rischio di averne di figli, per non rimanere intrappolata in quella che lei vede come una gabbia sociale.

Accanto a lei però, fin da quellincontro a Parigi a soli vent’anni, c’è Alina, la sua migliore amica, un tempo anche lei contraria alla maternità come tappa obbligatoria della vita di una donna e ora improvvisamente cambiata. In età adulta, Alina, scoprirà di desiderare ardentemente un figlio e farà di tutto per riuscire a concepire Inés.

Inés non ha voce nel romanzo, a parlare di lei sono le altre personagge, eppure il suo ruolo è fondamentale. Nata con una rara patologia, la microlissencefalia, nella sua fragilità impregnata di forza quasi titanica, sarà in grado di segnare cambiamento radicale nella vita dei suoi genitori e di chiunque sia vicino a loro, mettendoli alla prova con sfide pratiche ed emotive di enorme portata.

Sono tante le donne nel libro di Guadalupe Nettel, e ognuna con una diversa concezione e un diverso rapporto con la maternità. Vengono analizzate varie forme possibili di questa condizione biologica e affettiva, situazioni impreviste che portano a chiedersi cosa significhi poi in fondo essere madre.

Persino Laura si troverà alle prese con modalità di cura e amore inaspettate, scoprendo di essere più materna di quanto credesse.

Una riflessione profonda su istinto, natura e cultura, ispirata a una storia vera e dolorosissima, attuale e potente più che mai. 

Guadalupe Nettel è nata a Città del Messico nel 1973. Dopo aver ottenuto il dottorato in scienze linguistiche presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi è diventata l’autrice di quattro raccolte di racconti (Giochi di artificio, Les jours fossiles, Petali e altre storie scomode e Il matrimonio del pesce rosso) e del romanzo L’ospite, finalista al Premio Herralde, pubblicato contemporaneamente in francese dalla casa editrice Actes Sud.

Le sue storie sono state tradotte in più  di 17 lingue e hanno ottenuto premi e attenzione critica in diversi paesi; a partire dal Premio nazionale Gilberto Owen per racconti brevi (2007), succeduto in seguito dal Premio franco-messicano Antonin Artaud (2008), dal prestigiosissimo premio tedesco Anna Seghers (2009) e dal Premio internazionale per racconti brevi Ribera del Duero.

Ha partecipato con il racconto “Fenêtre” al progetto In my Room, diretto dall’artista multimediale Agnès De Cayeux al Centro Georges Pompidou e, fino al 2010, ha diretto la rivista Number 0, un progetto di intersezione tra la cultura iberoamericana e francofona, collaborando con diverse riviste e supplementi letterari di lingua francese e spagnola.

 

Dopo aver dato vita a Il corpo in cui sono nata  (pubblicato per la prima volta in Italia da Einaudi nel 2014) in cui racconta in tono psicanalitico la sua infanzia vissuta fra domande ed incertezze, in un ambiente continuamente spaccato tra Messico e Francia, nel 2020 pubblica il suo ultimo romanzo “La figlia unica”, affidato in Italia alla casa editrice La Nuova Frontiera, nata a Roma nel 2002.

 

Dopo aver fatto vertere il proprio catalogo per più di dieci anni sulla traduzione e la pubblicazione di testi provenienti dalla penisola iberica in lingua spagnola, portoghese e catalana, La Nuova Frontiera ha allargato i suoi orizzonti dando il via alla pubblicazione di testi provenienti dall’America latina e dall’Africa lusofona, distinguendosi per alcune produzioni di qualità come Caramelo di Sandra Cisneros, La piazza del Diamante di Mercé Rodoreda e Le voci del fiume di Jaume Cabré.

Recentemente la casa editrice indipendente ha accettato la sfida di pubblicare una nuova generazione di autori che si discostano molto dallo stereotipo della narrativa latinoamericana e, incoraggiata dal proprio stesso percorso di crescita, ha deciso di intraprendere una nuova linea editoriale, abbattendo ogni frontiera linguistica interna e decidendo di abbracciare pubblicazioni di stampo differente.

Dopo aver dato vita a Il corpo in cui sono nata  (pubblicato per la prima volta in Italia da Einaudi nel 2014) in cui racconta in tono psicanalitico la sua infanzia vissuta fra domande ed incertezze, in un ambiente continuamente spaccato tra Messico e Francia, nel 2020 pubblica il suo ultimo romanzo “La figlia unica”, affidato in Italia alla casa editrice La Nuova Frontiera, nata a Roma nel 2002.

 

Dopo aver fatto vertere il proprio catalogo per più di dieci anni sulla traduzione e la pubblicazione di testi provenienti dalla penisola iberica in lingua spagnola, portoghese e catalana, La Nuova Frontiera ha allargato i suoi orizzonti dando il via alla pubblicazione di testi provenienti dall’America latina e dall’Africa lusofona, distinguendosi per alcune produzioni di qualità come Caramelo di Sandra Cisneros, La piazza del Diamante di Mercé Rodoreda e Le voci del fiume di Jaume Cabré.

Recentemente la casa editrice indipendente ha accettato la sfida di pubblicare una nuova generazione di autori che si discostano molto dallo stereotipo della narrativa latinoamericana e, incoraggiata dal proprio stesso percorso di crescita, ha deciso di intraprendere una nuova linea editoriale, abbattendo ogni frontiera linguistica interna e decidendo di abbracciare pubblicazioni di stampo differente.

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