Storie di case editrici indipendenti: il caso di Pagineinprogress

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Lo scrittore statunitense Christopher Morley una volta ha detto: “Quando vendi ad un uomo un libro, non gli vendi 12 once di carta, un po’ di inchiostro e della colla, gli vendi un’intera nuova vita”. Una responsabilità non indifferente, dunque, quella che si assumono le case editrici, soprattutto se consideriamo che tante nascono da sole, partendo da zero, e cercano di emergere in un contesto competitivo e fortemente monopolizzato dagli altisonanti marchi editoriali. 

A Più libri più liberi - la fiera della piccola e media editoria di Roma -, passeggiando per i numerosi stand allestiti per l’occasione, sono rimasta colpita dalle parole rivolte a un editore da una signora, la quale – con gli occhi colmi di lacrime e uno sguardo di rispetto – ha esclamato: “Certo che avete proprio un gran coraggio”. Coraggio: è esattamente questa la parola che descrive la forza d’animo di chi decide di intraprendere un lavoro in ambito editoriale, insieme sicuramente a un’ardente passione. Io l’ho sentita quella passione, l’ho vista e toccata con mano. Ed è per questo che, attraverso le parole del suo fondatore, vorrei presentare una realtà editoriale che della passione, soprattutto in questo delicato momento storico, ne ha fatto un punto di forza: Pagineinprogress, casa editrice indipendente romana che si occupa di turismo – in particolar modo degli studi dei Paesi del Medio Oriente, dell’Asia centrale, del Caucaso e della storia, dell’arte e dell’architettura islamica - fondata oltre un decennio fa dall’ architetto e scrittore Stefano Russo. 

In che anno nasce Pagineinprogress?

L’idea nasce nel 2009 e prende corpo appena dopo.

Come hai avuto l’idea di coniugare il tuo lavoro di architetto con l’editoria?

Nasce per caso, come spesso avvengono le cose quando non si cercano. In qualità di architetto, ricercatore di soluzioni bioclimatiche, interessato all’arte islamica e appassionato dell’Iran, alcuni anni fa, mi è stata proposta la realizzazione di una mostra sull’Altopiano Iranico. L’evento, nel prestigioso Museo d’Arte Orientale di Roma, di cui sono stato curatore e autore del libro/catalogo, mi ha dato il via.

La passione per i viaggi e la scrittura e la curiosità per le diversità hanno contribuito al resto, ossia alla nascita di pagineinprogress. 

 

In che modo le guide di pagineinprogress si differenziano dalle altre guide in commercio? 

Sono testi scritti in prima persona, frutto di ripetuti e faticosi viaggi realizzati con l’intento d’immergersi nella storia e nella cultura dei popoli visitati. Migliaia di chilometri percorsi, una moltitudine di gente incontrata, con cui si è instaurato un contatto umano significativo. Il lettore percepisce tutto questo. Comprende la passione, l’entusiasmo, l’attenzione con cui è stata scritta ogni pagina, lasciandosi coinvolgere, apprezzando testi e immagini, che nelle nostre guide culturali, si compendiano a vicenda.

 

 

C’è un viaggio che ricordi con più piacere? Se sì, perché?

Ricordo ogni viaggio con piacere, ma essendo particolarmente affezionato all’Iran, i ricordi più belli provengono da questo stupefacente Paese.

In un attraversamento del Dasht-e-Kavir, che, insieme al Kavir-e-Lut, rappresenta i deserti più grandi e insidiosi dell’Iran, ad un tratto ha iniziato a nevicare. Nel breve tempo, il colore cipria della sabbia si è ammantate di bianco, nascondendo la pista stradale alla nostra vista. Seppi in seguito che non nevicava in tal modo da oltre 70 anni. Raggiungemmo comunque la destinazione, riparandoci in un’accogliente casa di terra cruda, in cui ci offrirono, oltre a mille attenzioni, cibi caldi, musica e un buon riparo per dormire, al tepore di un caminetto. Trascorsi lì una delle più belle notti della mia vita.

Ti piacerebbe raccontarci un aneddoto su un viaggio che hai compiuto? 

Più che un aneddoto, si tratta di incontri; scopo fondamentale del mio peregrinare.

Tra i vicoli di Khiva, un’antica cittadina fortificata dell’Uzbekistan, oltre una cancellata, mi imbatto nello sguardo triste e appassito di un’anziana signora. I nostri occhi si incrociano, come i nostri sorrisi. Mi accoglie e ci sediamo, alla maniera tradizionale, su tappeti e cuscini della sua casa. Racconta di aver perso da poco il marito, mentre prepara il tè e sbuccia mele da offrirmi. Parliamo e già il suo volto si rasserena. A sera, manda a chiamare i figlioli che abitano nei dintorni. Arrivano con mogli e i figli, e la tristezza cede posto ad una festa, ad un banchetto che si protrae fino a notte fonda. Sono accolto figlio tra i figli.

Ogni volta che torno, vado a trovare l’anziana signora, sempre più anziana, ma sempre più felice di rivedermi. Viaggiare è bello anche per questo!

C’è un viaggio (e quindi una guida) che consiglieresti a chi non è mai uscito dall’Italia?

Credo che ai viaggi occorra abituarsi gradualmente. Ci sono mete, come l’India, per esempio, per le quali è bene avere pratica ed esperienza nel viaggiare. 

Consiglierei allora un viaggio a Parigi; magari nel “L’Altra Parigi. Insolita, romantica, unica…” come recita il titolo di una nostra pubblicazione su questa incantevole città. 

Come è stato il rientro alla Fiera di Roma dopo un anno di stop a causa del Covid?

La Fiera dell’Editoria è sempre un grande evento; se non altro, per la possibilità di incontrare tanta gente. La pandemia, in particolar modo per il settore dei viaggi, è stata catastrofica. Ma parlando con le persone al nostro stand, hanno tutti espresso l’immenso desiderio di tornare a viaggiare. Nel frattempo, molti hanno acquistato le nostre guide, poiché, come dico sempre ai nostri lettori…la guida si porta in viaggio, ma è necessaria leggerla mesi prima della partenza, per pianificarlo, e al ritorno, per fissarne i momenti salienti.

La Fiera dell’editoria di Roma, dunque, da un lato ha sancito il ritorno a una quasi normalità dopo un anno di stop a causa della pandemia, ma ha anche e soprattutto posto le basi per una ripresa economica e turistica che non avrà precedenti. Ad maiora!