Essere (ancora) umano

Lapaginabianca.docx

Gentilissimi visitatori de Lapaginabianca.docx,

Negli scorsi giorni, fra i commenti di uno degli articoli pubblicati, ne è stato aggiunto uno anonimo di natura offensiva, denigratoria e piuttosto inappropriata nei confronti di uno dei nostri co-fondatori. La sezione commenti è stata, a malincuore, temporaneamente disabilitata. Vogliamo ricordare a chiunque entri sul suddetto sito che commentare in tale maniera è considerato reato, precisamente quello previsto dall’articolo 595, comma 3, del Codice penale che punisce (con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa minima di 516 euro) chi offenda l’altrui reputazione. A tal proposito sentiamo la necessità di comunicarvi che se dovessero ripresentarsi atti come quello precedentemente descritto verranno presi provvedimenti denunciando alle autorità competenti.

Lapaginabianca.docx è nata con lo scopo di occuparsi del prossimo, portando un messaggio che valga da essere umano a essere umano e non v'è spazio per chi in questa pagina vuol portare avanti campagne d'odio.

La letteratura ai tempi del Covid​

 

Libro

/lì·bro/

 

sostantivo maschile


  1. Serie continua di fogli stampati della stessa misura, cuciti insieme e forniti di copertina o rilegatura; rispetto al formato: l. in folio, in ottavo, in sedicesimo; alla presentazione esteriore: l. in brossura, legato in pelle, in tela; alle condizioni materiali: l. nuovo, vecchio, usato; al contenuto: l. di storia, di poesie; allo scopo: l. di lettura, di devozione; al carattere o al valore. “un l. profondo”

Questo è un libro, niente di meno e tanto di più; un insieme di lettere poste in sequenza, note che compongono una musica che danza a un ritmo cifrato.

Secondo molti benpensanti, un libro non è altro che uno strumento in cui si conserva il sapere, per gli altri, i sognatori—coloro camminano sulla soglia del cuore— non è che una capsula del tempo, un luogo idealmente segreto come quello in cui, come Pin sa, fanno il nido i ragni, e niente può succedere se non avventura aperta, misteri da risolvere e dubbi ancestrali da portarsi appresso; un pocome faceva il suo autore.

Nei libri è racchiuso quanto più ci ricorda cosa vuol dire essere umani, avere uninfanzia ancora incastrata inconsapevolmente fra le costole e una vecchiaia nello sguardo, fatta di milioni di piaghe guadagnate senza farlo apposta, mentre si percorrevano le strade di una vita per lo più imprevista, a volte sofferta, ognuno sa’ quanto amata.

I libri sono come noi, un insieme di storie contenute in ununica Storia, tessere spaiate di un puzzle: ognuna porta inscritta in sé unimmagine astratta, quel peculiare mix di colori e insenature che sembrano non aver forma e poi, a un tratto, ecco il disegno: bastava accostare un pezzo ad un altro, le proprie baie in linea con gli altrui mari, i ponti perfettamente combacianti i giusti fiumi.

 

Luniverso non sembra aver lasciato alcun margine derrore, ci ha posti luno accanto allaltra come granelli di sabbia addormentati: formiamo una spiaggia sconfinata e nemmeno ce ne rendiamo conto.

 

Cosa ci rende simili, cosa ci rende diversi?

Cosa ci unisce, cosa ci separa?

 

È passato un anno. Rinchiusi qui, fra quattro pareti, ci siamo posti molteplici domande. Siamo forse diventati come ologrammi di quello che avremmo voluto fare? Di quello che adesso avremmo voluto vivere, correndo per le strade del mondo, gli occhi spalancati contro nuovi paesaggi? Siamo davvero soli adesso? Che fine hanno fatto quelle storie che non possiamo vivere? Quelle vissute e sbirciate attraverso i ricordi e le fotografie rinchiuse negli album cartacei, nelle gallerie virtuali dei telefoni sempre accesi?

Il Covid-19 è arrivato in quello che a distanza di tempo sembra un giorno; un lasso di tempo impercettibile in cui una sigla, vagamente fantascientifica, ci ha trascinato in un esistenza al sapore di Asimov e Camus. In quello che sembra essere stato il palpito di una farfalla, il mondo è diventata una gigantesca Orano e ora, rimasti attoniti, ci guardiamo attorno, ci guardiamo lun laltro a metri di distanza, senza poterci toccare, chiedendoci cosa possa salvarci, che cosa vuol dire davvero tornare a vivere”.

 

E allora guardiamo ai libri, ancora una volta, come sempre abbiamo fatto; proviamo a ritrovarci attraverso quellarte che divora —i momenti, le emozioni, i pensieri— e li rielabora, attraverso linchiostro che nel corso dei secoli ha descritto ogni cosa: ogni morbo, conflitto, rivoluzione, epifania.

Ci affidiamo alla letteratura; anche chi non ha mai letto, anche chi non ha mai avuto labitudine di farlo. Sfioriamo le copertine in cerca di aiuto, torniamo a sondare gli scaffali, giriamo le pagine e ridiamo, piangiamo, riflettiamo, confidando nella mente di quegli scrittori che ancora adesso respirano e ci parlano, ci scelgono come in Harry Potter è la bacchetta a scegliere il mago.

 

                                         

 

Prendono vita, i libri, sentono il nostro volare stordito, in uno spazio che non possiamo attraversare e accorrono a noi; ci spingono a guardare il cielo, a prendere spunto dagli esempi più bizzarri, a pensare oltre ogni schema, a uscire fuori da ogni abitudine.

Altre storie di vita invadono la nostra e, chissà per effetto di quale arcana magia, ci insegnano che dal baratro ci si può rialzare, anche se non si sa bene come fare, da dove iniziare: anche se sembra impossibile.

Alcuni libri sono come un profumo, quel profumo che credevamo di aver dimenticato ma che, un giorno, risentiamo per caso in un negozio, passeggiando per la strada, inseguendo lautobus diretto a lavoro o a scuola. Semplicemente ci urta, quasi fosse un passante distratto e, insieme a lui, sopraggiunge il ricordo. Credevamo di averlo perso e invece è sempre stato lì, a portata danima. Così fanno anche i libri; ci vengono addosso durante il nostro cammino e ci rivelano la memoria della storia. Strappano via ogni velo e ci mostrano i passi già fatti, le imprese affrontate, le guerre combattute in terra e concluse su carta; ci mostrano i trattati di pace che abbiamo siglato con noi stessi, dentro, quando nessuno guardava. Ci fanno provare nostalgia per le cose che non abbiamo vissuto, ci fanno sperare in quelle ancora da vivere, ci consolano di quel che abbiamo perso e ci confortano quando non sappiamo come agire. Ci insegnano a non smettere di credere.

                                       

 

Ed è vero che le storie possono salvare, anche solo perché, ognuna a suo modo, ci ricorda che si può sempre tornare a vivere, anche dopo la tragedia, anche in situazioni assurde. Disastri nucleari, invasioni aliene, mondi che convergono al contrario e ancora, specchi che possono essere attraversati, mari da solcare, principesse da salvare, draghi da combattere: tutto è possibile e tutto è vero, perché tutto è eterno presente.

E allora i libri, coloro che li leggono, diventano Edmond Dantes, la fronte madida di lacrime sconnesse e le mani che continuano a scavare la pietra. Il futuro li minaccia ma non scompare, rimane lì, davanti agli occhi, come un stella fissa alla quale guardare di continuo per non perdere la strada. Sulle fondamenta dellangoscia, Edmond costruisce la sua salvezza, lasciando che i suoi progetti oltrepassino le mura dietro la quale è rinchiuso. Lascia che i suoi sogni lo riportino a casa e gli ricordino che ce sempre una soluzione, che anche quando si è soli non lo si è mai davvero: perché Mércedès e i suoi occhi di gitana lo cercano, non lo dimenticano mai; nonostante tutto.

 

I lettori sanno che le storie, quelle intrappolate nella carta, non sono solo fantasia, sono lesperienza dolorosa ed euforica, attonita e bellissima di centinaia di migliaia di vite, la traccia indelebile di milioni di legami, di frontiere superate e ancora da superare. Sanno che dietro le pareti c’é un mondo che continua a respirare, persone da incontrare, progetti da realizzare; sanno che dietro le chiamate a distanza, schermo contro schermo, c’è qualcuno che li aspetta, qualcuno che —si spera— non ha mai smesso di amare.

 

Anche nei libri i ragazzi aspettano che la peste fugga via, come nel Decameron” di Boccaccio. La regina di turno prende la parola e mentre il tempo passa le parole ridono, ricordando a ognuno di loro che nonostante la malattia, lumanità palpita ancora, vive, sogna, piange. Nei loro racconti ci si stringe la mano, si fa lo sgambetto, si urla e ci si commuove; ogni emozione rimane incastrata fra le battute che canzonano la folla, le dame di corte e i giullari e, nel frattempo, la peste sparisce sul serio, forse perchésparisce la paura, le si da un nome, la si esorcizza rinchiudendola in una nuova armatura.

                                           

 

La verità è che, attraverso racconti, diventiamo noi stessi i personaggi. E decidiamo di (non) morire come Veronika di Coelho, di attende il ritorno di Daisy come Gatsby di Fitzgerald; diventiamo il capitano Achab di Melville e dopo aver inseguito, non senza ardore, la balena bianca, ci arrampichiamo sulla torre per salvare Raperonzolo. Siamo Odisseo che torna a casa o forse solo il padre e il figlio de La strada” di Cormac McCarthy. Perché anche noi, spesso, non sappiamo come, ma continuiamo a camminare, sapendo o semplicemente confidando, che fra le spoglie delle nostre desolazioni brilli, nascosta dalla cenere, una limpida fiamma: una speranza quasi ingorda, che non possiamo permetterci di mollare. Noi portiamo il fuoco” dice il padre del romanzo, mentre il mondo si svuota e il sole minaccia di spegnersi… e forse è proprio così: continuando a camminare, portiamo la luce.

Rita Rassu

I testi, le immagini e la grafica contenuti nel sito web www.lapaginabiancadocx.com sono soggetti a copyright e altre forme di tutela della proprietà intellettuale.

Tutti i diritti sono riservati.